Cronaca

Confartigianato Metropolitana: “Accelerare sui ristori e vaccini anche ai lavoratori”

18 Gennaio 2021
“Dopo personale sanitario, forze dell’ordine e insegnanti siano vaccinati anche i lavoratori, soprattutto quelli addetti ai servizi”. A chiederlo a gran voce a nome delle migliaia di associati è il direttore della Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia Matteo Masat, che ritiene sia prudenzialmente corretto mettere a disposizione il vaccino anche per i lavoratori. “Questa prassi va considerata una misura preventiva del contagio, alla stregua dell’utilizzo di mascherine, detergenti e distanziamento. Diversamente, sarà sempre più complesso e difficile tutelare la salubrità dei luoghi di lavoro per garantire la continuità produttiva ed occupazionale. Questa pandemia ha già fatto troppi danni, e ulteriori problemi rischiano di creare danni irreversibili anche in chiave di ripresa economica”.
 
Una preoccupazione condivisa pienamente anche dal presidente della Confartigianato Metropolitana Siro Martin “Nel breve termine bisogna puntare anche su queste vaccinazioni, che dovranno essere sistematiche, generalizzate e rapide, per permetterci di riaprire le nostre attività – puntualizza Martin –. Ma non basterà. Nell’immediato serviranno anche ristori certi e commisurati alle realtà territoriali ed economiche delle singole aziende, e non come finora fatto, ovvero facendo riferimento a parametri effettivamente troppo generici e generalizzati. A mio avviso non si è realmente focalizzata la variegata situazione reale dell’economia, basti pensare alla particolarità delle città storiche, come ad esempio Venezia, dove le imprese artigiane hanno registrato cali nei fatturati che sfiorano l’80%; queste imprese artigiane necessitano e meritano ristori dedicati. Nel medio e lungo termine, poi, serve un piano strategico per il rilancio di tutto il mondo artigianale e le risorse del recovery dovranno essere utilizzate per aiutare le nostre imprese ad investire e ritrovare la voglia di inventare. Il problema più grande, guardando i numeri reali, è che se il mondo politico non sarà in grado di garantire queste tre necessità, temiamo che già nel primo trimestre del 2021 ci sarà lo stesso numero di chiusure di imprese registrato in tutto il 2020”.
 
L’alternarsi di zonizzazioni, chiusure e riaperture causa virus, infatti, “Limita di molto anche la semplice possibilità di programmare la ripartenza delle aziende, che oggi sono costrette a valutare giorno per giorno cosa fare, senza poter strutturare un piano di ripresa e d’investimento nemmeno sul medio periodo. Anzi, ci sono settori che giorno per giorno devono decidere sugli approvvigionamenti di materie prime, senza poter fare nessuna programmazione. Per alcune categorie di lavoratori vaccinarsi non è una scelta, ma un obbligo che serve a garantire sia la sicurezza sul luogo di lavoro e l’integrità dei dipendenti sia i servizi più o meno essenziali ma comunque fondamentali nei confronti della collettività. Come ad esempio l’autoriparazione, l’alimentazione, i trasporti. Per questo auspichiamo anche un coinvolgimento dei medici del lavoro per promuovere le vaccinazioni nelle aziende e rendere prioritaria questa prassi per accelerare il più possibile il processo di normalizzazione sanitaria del nostro territorio”.