Territorio

Veneto Orientale, Il Terzo Settore chiede più CPIA per insegnare l’italiano agli stranieri

3 Ottobre 2026

Potenziare i CPIA nel Veneto Orientale, garantendo strutture adeguate sia nel Sandonatese sia nel Portogruarese. È la richiesta avanzata da Accogliere APS e Noi Migranti OdV, insieme ad altre associazioni del Terzo Settore, dopo l’entrata in vigore del decreto-legge del 30 settembre 2026 che introduce nuovi obblighi linguistici per i genitori degli studenti stranieri.

La norma prevede infatti l’obbligo di conoscere la lingua italiana o, in caso contrario, di frequentare corsi gratuiti organizzati dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. La mancata partecipazione senza giustificato motivo può comportare una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro.

Secondo le associazioni, però, nel Veneto Orientale mancano attualmente gli strumenti sufficienti per consentire alle famiglie di rispettare concretamente questo obbligo. Il CPIA non è presente nel Portogruarese, mentre la sede di San Donà di Piave viene ritenuta insufficiente rispetto alle richieste dell’utenza.

«Una volta stabilito un obbligo, bisogna dare ai cittadini anche gli strumenti per adempierlo», sottolineano le associazioni, ricordando come l’apprendimento dell’italiano rappresenti anche una condizione fondamentale per l’integrazione, la formazione e l’accesso al lavoro.

Nel territorio, dove la popolazione straniera supera le 25mila persone, una parte consistente dei corsi è oggi sostenuta dal volontariato. Accogliere, Noi Migranti, le Caritas di Torre di Mosto e Ceggia e lo SPI Cgil Sile hanno coinvolto nell’ultimo anno scolastico oltre 800 adulti.

Le associazioni chiedono quindi ai sindaci la convocazione urgente di un tavolo di lavoro con istituzioni scolastiche e trasporto pubblico, evidenziando anche le difficoltà di collegamento per chi vive nelle frazioni. L’obiettivo è costruire una rete di CPIA realmente accessibile e adeguata alle esigenze del Veneto Orientale.

(Immagine generata con l’IA)