Territorio

Benzina e guerra, gli autotrasportatori in ginocchio

2 Marzo 2022

“O si ferma il continuo rincaro dei carburanti con una riduzione della pressione fiscale o se la committenza non si farà carico degli insostenibili extra costi che stiamo subendo, noi saremo costretti a fermarci”.

E’ più di un grido d’allarme quello che arriva dalla Federazione Trasporti di Confartigianato Metropolitana Imprese di Venezia. “L’autotrasporto e la logistica muovono miliardi di euro e non è pensabile che queste oscillazioni inflazionistiche vengano assorbite solo da alcuni operatori della filiera, cioè i trasportatori. Riteniamo legittimo da parte nostra chiedere alle committenze di sedersi al tavolo per rinegoziare i noli in virtù di questi aumenti improvvisi”, dice il vicepresidente della Federazione Trasporti Mauro Daneluzzi.

Il folle aumento registrato alla pompa, oltre che rendere la vita difficile agli automobilisti, sta di fatto mettendo in ginocchio l’intera categoria, causando aumenti gestionali davanti ai quali, per i camionisti, serve una risposta.

“La nostra non è una minaccia di sciopero, ma purtroppo la conseguenza di questi aumenti. Pagando così il carburante, peraltro sempre e solo aumentato da un anno a questa parte, le imprese del settore trasporti non ce la fanno più economicamente – prosegue Daneluzzi – Il gasolio oggi è arrivato a quasi a 2 euro al litro, con un aumento che sta facendo salire di ben 200 euro in più il costo medio di ogni pieno per un mezzo pesante di oltre 11 tonnellate. Le stime parlano di mediamente di oltre 15mila euro all’anno di spese carburante in più per ogni singolo veicolo”.

Va ancora peggio per chi, pensando di risparmiare, ha investito su automezzi a metano, visto che in proporzione il costo del gas è cresciuto di più. “Davanti a questi prezzi conviene tenerli fermi e far viaggiare solo i mezzi diesel”. E gli effetti del conflitto in atto tra Russia e Ucraina rischiano solo di aggravare maggiormente le cose.

“Apprezziamo lo sforzo della politica ma non ci accontenteremo degli 80 milioni promessi dal Governo. Queste misure impattano solo marginalmente sul conto economico del padroncino, che deve far fronte a costi fissi sempre più importanti tra gasolio, adblue, gomme, ricambistica e via dicendo. Le politiche energetiche – conclude Daneluzzi – devono essere valutate sulla base delle ricadute che queste hanno in termini di sostenibilità, ambientale certo, ma anche economica e sociale. In questo le piccole imprese del nostro territorio hanno dimostrato grande resilienza e flessibilità, ma non possono farcela da sole a gestire scossoni di questa intensità”.