Confartigianato: “La zona arancione inchioda 4 mila aziende artigiane della provincia”
21 Gennaio 2021Nel Veneziano sono 3.779 le imprese artigiane che lavorano con la clientela che arriva da fuori Comune. Non solo estetiste e parrucchieri, ma anche carrozzieri, meccanici, pulisecco e tante altre categorie artigiane insorgono per i nuovi limiti agli spostamenti imposti dalla zona arancione. In provincia di Venezia sono infatti quasi 4mila, le attività artigiane che non vivono di soli residenti, ma anche di clientela fiduciaria fuori Comune, che, con il nuovo blocco degli spostamenti, non potrà più rivedere per un pezzo.
Dai dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato, sono ben ben 3.779 le imprese artigiane della provincia che vivono di clientela fiduciaria; 209 orafi, 180 carrozzieri, 594 meccatronici, 1268 acconciatori, 551 estetiste, 44 tra ottici ed ortopedici, 161 copisterie, 150 fotografi, 167 grafici, 149 pulisecco, 117 sarti/stilisti, 60 calzolai e 129 riparatori elettrotecnici.
“La situazione è assurda – commenta il presidente della Confartigianato Imprese Città Metropolitana di Venezia, Siro Martin – oltre a non sbloccarsi con celerità e certezza la partita dei ristori, la gestione del lockdown tra territori comunali è l’ennesimo colpo per tantissime categorie economico-artigianali già allo stremo. Mentre la grande distribuzione riesce a passare immune attraverso questi divieti, i piccoli artigiani ne rimangono schiacciati. E questo sarà un grossissimo problema; temiamo infatti un’ondata di chiusure già dal primo trimestre di quest’anno”.
“Calzolai, ottici, orafi, e tante altre categorie vivono di clientela costruita nel tempo, che si sposta proprio per andare dall’artigiano di fiducia – aggiunge il direttore di Confartigianato Matteo Masat – e il blocco degli spostamenti, e quindi della clientela, avrà un effetto pesantissimo sui fatturati, che stanno già scontando il danno di un anno di pandemia e relativo crollo dei consumi di merci e servizi”.
“Ci sembra assurdo che si possa andare anonimamente nei grandi centri commerciali fuori dal Comune, ma non in maniera tracciata dall’estetista o dalla parrucchiera – commenta Catia Pasqualato, presidente della Federazione Benessere – eppure per venire da noi si deve telefonare e prendere appuntamento, segnalare ora e spostamento, considerando che nei nostri saloni, oltretutto, si entra in numero minimo, con il massimo distanziamento e i dispositivi di protezione indossati”.
“Da sempre il rapporto con il meccanico è un rapporto di fiducia, difficilmente si va dal primo che capita – spiega il presidente della federazione Autoriparazione Alessandro Marin – ed è normale che una persona magari non abbia il suo meccanico di fiducia sotto casa, magari in un comune vicino. Anche dal meccanico è prassi andare su appuntamento, e non capisco perché il dpcm non preveda la libertà di movimento per l’erogazione di servizi fatta su appuntamento anche fuori comune. E’ un assurdo; uno non può uscire dal comune per andare 1 volta al mese su appuntamento tracciabile dal meccanico di fiducia mentre può andare a fare la spesa anonimamente fuori comune più volte al giorno”.
“Si tratta di limitazioni calate dall’alto ma senza logica e grande efficacia – taglia corto Claudio Dozzo, il presidente della Federazione Artistica che rappresenta anche gli orafi –