Sanità

Case della Comunità: Ulss4 e medici di base al lavoro sul nuovo modello di assistenza

12 Settembre 2026

Rafforzare l’integrazione tra medici, infermieri e specialisti e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più appropriato dei servizi sanitari. Prosegue il percorso di sviluppo delle sei Case della Comunità dell’Ulss4, al centro di un partecipato incontro tra la direzione aziendale e i Medici di Medicina Generale del Veneto Orientale.

Il confronto, promosso dal direttore dei Servizi Socio Sanitari Eddi Frezza dopo il passaggio nel comitato aziendale con le rappresentanze sindacali, ha affrontato gli aspetti organizzativi e gestionali delle strutture presenti a Portogruaro, San Michele al Tagliamento, San Donà, Caorle, Jesolo e Cavallino-Treporti.

Particolare attenzione è stata riservata al ruolo dei medici di base all’interno delle Case della Comunità e all’integrazione con gli altri professionisti sanitari. «Non sono semplici strutture fisiche, ma luoghi d’integrazione dove il lavoro di squadra tra medici di base, infermieri e specialisti permette di dare risposte concrete e di qualità», sottolinea Frezza.

Il percorso coincide con la campagna regionale dedicata al nuovo modello di assistenza territoriale e alla diffusione del 116 117, numero unico per le richieste sanitarie non urgenti. L’obiettivo è orientare correttamente i cittadini e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso.

Le sei strutture dell’Ulss4, realizzate attraverso investimenti per oltre 17 milioni di euro, sono destinate a un bacino di oltre 226mila cittadini e integrano medicina generale, continuità assistenziale, pediatria, infermieri di famiglia, assistenza domiciliare, punti di accesso, prelievi, diagnostica e telemedicina.

«L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche richiedono risposte vicine, tempestive e strutturate – evidenzia il direttore generale Carlo Bramezza –. L’alleanza con i Medici di Medicina Generale è l’elemento chiave». L’obiettivo è garantire maggiore continuità assistenziale e, allo stesso tempo, alleggerire la pressione sugli ospedali.