Cultura ed Eventi

Eraclea, festa del Capitello, decine di fedeli in via Largon per la 63esima edizione

20 Gennaio 2026

Nonostante un meteo non proprio clemente si è conclusa nel migliore dei modi, domenica scorsa, la Festa del Capitello, tradizionale appuntamento in programma ogni anno nel luogo di culto situato in via Largon.

Sono state decine, infatti, le persone che hanno preso parte alla ricorrenza, che affonda le proprie radici nel passato di Eraclea. I fedeli hanno partecipato alla messa per Sant’Antonio abate e poi al momento di convivialità in allegria offerto dagli abitanti e dagli amici della via, ai quali i membri del gruppo organizzatore si sono detti «profondamente per la partecipazione e la collaborazione».

Al grigiore delle nuvole si sono opposti i variopinti colori degli ombrelli di quanti hanno creduto nei valori della tradizione e dell’amicizia. La messa è stata celebrata dal parroco di Eraclea don Davide Carraro e da don Giacomo Ridolfi, accompagnati come sempre dal “Coro el Piave”, fedelissimi amici del gruppo organizzatore della festa, che ha concluso la celebrazione cantando un emozionante “Signore delle cime”. A dare un significato ancora maggiore alla festa e ad adornare il capitello è stato posto un grande arco rivestito di rami di alloro e addobbato con frutti della terra. Questa caratteristica è tornata protagonista dopo decenni di assenza: i più anziani ricordavano che alle origini l’arco era un elemento immancabile della festa del Ringraziamento, che oggi però al capitello non si celebra più. Il gruppo organizzatore ha però deciso di ridare vita a questa tradizione, per rinsaldare il legame con il proprio passato e con i valori delle proprie origini, riportandolo all’antico splendore in occasione della celebrazione di Sant’Antonio abate. 

Un grande successo quindi anche per la sessantatreesima edizione di una festa che facendo leva sui valori fondanti della tradizione, del senso di appartenenza, delle origini comuni e dello stare assieme crea condivisione e legami sempre nuovi ponendo un vincolo indissolubile fra passato e presente, giunto ormai alla quarta generazione.