Territorio

Caorle, La biodiversità delle barene come laboratorio naturale contro il clima che cambia

20 Novembre 2025

Le barene della Laguna di Caorle tornano al centro dell’attenzione grazie a un nuovo studio condotto dall’Università di Padova insieme al Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale, nell’ambito del progetto europeo Interreg Italia-Slovenia ECO2SMART.

Queste minuscole isole erbose, ciclicamente sommerse dalle maree, rappresentano un tassello cruciale degli ecosistemi lagunari, e rappresentano l’asse portante dell’equilibrio ecologico e ambientale della Laguna di Caorle. Catturano carbonio, attenuano l’azione delle onde e offrono rifugio a una ricca fauna, dagli avannotti di orate e cefali a numerose specie vegetali specializzate.

La bonifica di Vallevecchia, negli anni Sessanta, ne aveva cancellato una parte significativa. Per questo, nel 2010, davanti alla foce di Baseleghe sono state create due barene artificiali, modellando i fondali con sedimenti per ricostruire ambienti simili a quelli originari.

Il nuovo studio ne analizza oggi l’evoluzione confrontandola con quella delle barene naturali.

«Le differenze non mancano – spiegano il Professore Alberto Barausse dell’Università di Padova e il direttore dell’area agraria ambientale del Consorzio di Bonifica, Graziano Paulon –. Nelle barene artificiali il suolo raggiunge quote molto più elevate, fino a 160 centimetri sul livello del mare, contro i 30-55 delle aree naturali. Qui dominano specie resistenti all’alternanza tra sommersione e siccità, come Salicornia e Limonio. Le barene artificiali, invece, ospitano una biodiversità più varia e stratificata, alle piante tipiche delle zone salmastre si affiancano, nelle parti più alte, specie terrestri e persino alberi come pioppi, olmi e tamerici.

Un altro dato chiave riguarda il carbonio organico, i suoli più ricchi appartengono alle barene naturali, dove la biodiversità è maggiore, mentre nelle barene artificiali i valori risultano circa dimezzati».

Nonostante ciò, la rinaturalizzazione procede, seppur lentamente. Per gli studiosi interventi meccanici per abbassare le quote artificialmente potrebbero compromettere l’equilibrio in formazione.

L’innalzamento del mare, quindi, da un lato rappresenterà una sfida per l’agricoltura e la vita quotidiana nelle zone costiere, dall’altro contribuirà alla rinaturalizzazione di questi ambienti e offre un’opportunità unica per studiare la loro evoluzione e i benefici che possono offrire in un futuro in cui la gestione delle aree costiere diventerà sempre più complessa.