Eraclea, la Corte d’Appello riconosce il clan dei Casalesi
20 Giugno 2025La Corte d’Appello di Venezia ha stabilito che a Eraclea la mafia aveva messo radici, ribaltando la precedente sentenza di primo grado e riconoscendo quindi il carattere mafioso dell’organizzazione guidata da Luciano Donadio dal 2002 al 2019.
La sentenza, letta nell’aula bunker di Mestre dalla presidente Marina Ventura dopo oltre sette ore di camera di consiglio, ha portato a un totale di oltre 265 anni di carcere, superando di quasi 50 anni le condanne inflitte in primo grado.
Luciano Donadio, ritenuto il capo del clan, è stato condannato a 30 anni (contro i 26 anni e 3 mesi iniziali). Pesanti le pene anche per gli altri indagati: 29 anni e 10 mesi a Raffaele Buonanno, 17 anni e 11 mesi ad Antonio Pacifico, 19 anni e 3 mesi ad Antonio Buonanno. Condanne anche per figure professionali coinvolte: 4 anni e 3 mesi al commercialista Angelo Di Corrado e 10 anni all’imprenditore Paolo Valeri.
Confermata, invece, l’assoluzione per l’ex sindaco di Eraclea, Mirco Mestre, accusato di voto di scambio. Assolti anche l’ex carabiniere Claudio Casella, precedentemente condannato a 9 anni e 6 mesi.
Durante il processo, i pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini avevano sostenuto con forza la presenza mafiosa, una tesi sempre respinta dalla difesa.
Quella pronunciata oggi è la quarta sentenza che riconosce ufficialmente l’esistenza della mafia nel Veneto orientale, confermando anche quanto già deciso dalla Cassazione per gli imputati che avevano optato per il rito abbreviato, tra cui l’ex sindaco Graziano Teso. Le motivazioni della Corte saranno rese note entro 90 giorni, per le difese rimane ora la cassazione per un eventuale ulteriore ricorso.
(Nell’immagine, l’aula bunker di Mestre)