San Donà, stop del Comune alla “moschea” in via Monte Popera
21 Maggio 2025Il Comune di San Donà di Piave ha dichiarato l’inefficacia della SCIA di agibilità presentata dall’associazione Arrahma A.P.S. per un immobile situato in via Monte Popera 16, destinato ufficialmente ad attività culturale ma utilizzato nei fatti come luogo di culto islamico.
Secondo quanto accertato dalla Polizia Locale, i locali – formalmente adibiti a uso commerciale – ospitavano funzioni religiose con elementi strutturali tipici di una moschea, come la suddivisione degli spazi tra uomini e donne, nicchie per la preghiera, lavabi per abluzioni rituali e tappeti. La documentazione fotografica allegata alla SCIA e la relazione del Comandante della Polizia Locale, dott. Paolo Carestiato, confermano infatti la trasformazione dell’immobile in luogo di culto.
Il provvedimento firmato dall’ingegner Andrea Gallimberti, responsabile del procedimento, sottolinea che tale uso religioso non è compatibile con la destinazione urbanistica dell’area (zona D1.2), riservata a esercizi commerciali, produttivi e ricreativi. La destinazione religiosa è invece consentita solo in zona Sb-a.
Il Comune procederà ora con un’ordinanza per il ripristino dello stato originario dell’immobile, che viene dichiarato non agibile. Inoltre, verrà richiesta la dismissione delle utenze ai gestori dei servizi. Ai soggetti interessati resta la possibilità di ricorrere al TAR entro 60 giorni.
«Il risultato degli accertamenti svolti dalla Polizia Locale e dall’ufficio tecnico comunale, ovviamente dopo l’avvenuta apertura del centro, dimostra in maniera inequivocabile che l’immobile in questione viene utilizzato come luogo di culto – commenta il provvedimento il sindaco Alberto Teso –, impiego incompatibile con la destinazione urbanistica dell’area ove si trova, che è commerciale. La Scia originaria era stata presentata per la realizzazione di un centro culturale e come tale deve essere utilizzato l’immobile. Inoltre, per creare un luogo di culto collettivo sono necessarie autorizzazioni diverse e più complesse, anche ai fini della sicurezza di chi vi accede. La libertà di professare liberamente ogni connessione religiosa è principio costituzionale e di civiltà, che noi non intendiamo assolutamente ostacolare, ma tutto deve essere svolto nel rispetto della legge. Ho già parlato con i rappresentanti della comunità islamica ed ho spiegato loro la situazione, chiarendo che è necessario che si mettano in regola, limitandosi ad utilizzare l’immobile come centro culturale e non come moschea».