Territorio

San Donà-Noventa, crisi Lafert, domani sciopero e presidio dei lavoratori

22 Gennaio 2025

Di fronte alla crisi aziendale in atto alla Lafert, che avrà come prima conseguenza l’annunciata chiusura dello stabilimento di Fusignano nel ravennate, sindacati e lavoratori reagiscono annunciando la mobilitazione. Tra ieri e oggi si sono tenute delle assemblee, in cui i sindacati hanno illustrato la situazione ai lavoratori. Al temine è stato votato all’unanimità un pacchetto di scioperi. Le prime due ore si terranno già domani, con un presidio dalle 9 alle 11 nei due siti di San Donà e Noventa.

Era lunedì 13 gennaio, quando la proprietà della Lafert (Gruppo Sumitomo) ha annunciato a sindacati e Rsu la chiusura del sito di Fusignano, prevista per il 31 marzo. Saranno 60 i lavoratori e le lavoratrici che perderanno il posto di lavoro. La situazione di Lafert, che risente delle criticità del mercato tedesco e italiano, è monitorata da tempo. Negli stabilimenti di San Donà e Noventa si è ricorsi alla cassa integrazione. Ma ora la chiusura di Fusignano fa temere una preoccupante escalation della crisi.

Per i sindacati è «una decisione grave e inaccettabile, considerato che si possono ancora utilizzare gli ammortizzatori sociali per gestire il perdurante vuoto di lavoro».

«Tale decisione unilaterale non può essere presa in considerazione, vanno riviste le scelte», dicono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, «Si avvii quanto prima un confronto nel merito dei carichi di lavoro e degli investimenti previsti, atti a fronteggiare la drammatica situazione di Fusignano, ma anche quanto sta accadendo sui siti del Veneziano, da ormai troppo tempo coinvolti con la cassa integrazione. Solo a giugno 2024 il piano industriale presentato prevedeva il rilancio e investimenti a Fusignano mantenendo stabile l’occupazione. A distanza di 7 mesi ci viene comunicata la chiusura».

I sindacati denunciano la mancanza di investimenti in tutti i siti e un serio confronto sul tema della sicurezza. I sindacati chiedono alla Lafert un passo indietro sulla chiusura di Fusignano: «Se non avremo notizie soddisfacenti nel breve termine, siamo pronti ad alzare il livello della mobilitazione».