Territorio

San Donà, Legambiente Veneto presenta i dati di “Operazione Fiumi”

13 Luglio 2024

Ultima tappa sul fiume Piave per l’equipaggio di Operazione Fiumi, la campagna di citizen science e ambientalismo scientifico di Legambiente Veneto realizzata grazie al supporto tecnico di ARPAV, con il contributo di COOP Alleanza 3.0, con il patrocinio dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e dell’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali e con il partner tecnico Strada Srl.

I parametri osservati in questa quarta edizione, oltre al batterio Escherichia coli – i batteri fecali che permettono di verificare lo stato di depurazione delle acque – sono il Glifosate e, novità per il 2024, i PFAS.

I dati sono stati presentati questa mattina nella Sala Ronchi del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale.

Per la tappa di San Donà il corso d’acqua messo sotto la lente di ingrandimento è stato il Piave, monitorato in 7 punti. I soli punti nel venziano, a San Donà e Jesolo, risultano sotto la prima soglia di allerta dei 1000 MPN/100ml, indicata da Arpav come il valore entro il quale si comincia a prendere in considerazione la possibilità di porre delle restrizioni per l’uso irriguo delle acque. Tutti gli altri 5 punti, seppur di poco, superano tale valore, rimanendo comunque entro il limite consigliato allo scarico (5000 MPN/100ml).

L’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale sulla base delle rilevazioni effettuate nel 2023 sull’intero bacino idrografico del Piave, ha valutato come Buono lo stato chimico di tutti i corpi idrici monitorati: non sono stati rilevati superamenti degli standard di qualità per le sostanze prioritarie e prioritarie pericolose.

Tra gli inquinanti specifici sono stati rilevati superamenti dei valori medi annui previsti dalla normativa per diversi Pesticidi totali e fungicidi interessanti il torrente Teva.

Il monitoraggio morfologico, sia nel 2023 che negli anni precedenti, ha evidenziato nella prevalenza dei corpi idrici uno stato buono o elevato.

“Le acque del Piave, pur riscontrando valori sopra la prima soglia di allerta di Arpav, non presentano valori allarmanti. Anche considerando i dati degli scorsi anni possiamo dire che la depurazione non rappresenta un problema preoccupante per il fiume” ha commentato Francesco Tosato, Portavoce di Operazione Fiumi.

Il circolo Legambiente Veneto Orientale sottolinea come i dati nella norma di escherichia coli rilevati lungo il basso corso del Piave, anche se non ancora sotto la soglia di attenzione, sono testimonianza di quanto il territorio abbia investito negli anni scorsi nel sistema di depurazione, l’opera pubblica che meno paga in termini di consenso, quella meno evidente perché sottoterra.

Il circolo ha più volte sottolineato la necessità di continuare ad investire e anzi di aumentare gli investimenti nella gestione del ciclo delle acque. Separare i flussi delle acque per non far “sfiorare” i depuratori durante gli eventi piovosi più intensi, adeguare e allineare la rete fognaria all’aumento della densità dei residenti, dei turisti per evitare le crisi dei sistemi di raccolta delle acque.

Legambiente Veneto Orientale ritiene che nei nuovi interventi urbanistici sia necessario garantire, oltre all’invarianza idraulica, l’adeguamento o il dimensionamento della rete fognaria perché non è sufficiente calcolare la capacità del depuratore in abitanti equivalenti ma è necessario verificare e adeguare il dimensionamento della rete. Garantire la qualità delle acque equivale a garantire la biodiversità e la sopravvivenza di un ambiente fluviale che normalmente è già messo in grande difficoltà dalla risalita del cuneo salino.