Musile, il gruppo Alcolisti Anonimi “Vitanova” compie 40 anni
28 Gennaio 2022Il Gruppo Alcolisti Anonimi Vitanova di Musile di Piave ha tagliato il traguardo dei 40 anni di attività. Un vero e proprio punto di riferimento per tutto il territorio del Veneto Orientale, non solo per i problemi di dipendenza dall’alcol, ma anche da sostanze stupefacenti e gioco.
L’associazione è guidata dal Segretario fondatore Gino Cadamuro, che l’8 gennaio del 1982 iniziò a mettersi a disposizione della collettività, prima a Oderzo e dopo poco a Musile, dove ancora è operativa, come allora, nell’oratorio parrocchiale. Il Comune, data la ricorrenza, è pronto a rendere omaggio al Gruppo con un riconoscimento pubblico.
«I ringraziamenti al Segretario fondatore Gino Cadamuro e a tutti i collaboratori sono doverosi –, spiegano il sindaco Silvia Susanna e l’assessore ai servizi sociali Gianni Tamai –, per la fondamentale attività svolta in questi anni. Per tutta la comunità sono un motivo d’orgoglio, rappresentando una certezza per tutti i cittadini che possono aver bisogno di un supporto, non solo a Musile ma anche dai comuni limitrofi. Quanto prima sarà nostra cura omaggiare il Gruppo con un riconoscimento da parte della Città di Musile di Piave. Lo faremo compatibilmente con l’andamento della pandemia, sperando quanto prima in una bella serata in presenza».
Attualmente sono più di 50 le persone che fanno riferimento agli Alcolisti Anonimi, da tutto il territorio del Basso Piave. A centinaia quelle che invece hanno trovato un supporto in questi 40anni. L’inizio è ancora ben impresso nella mente del fondatore Gino Cadamuro, che offre un servizio costante durante tutto l’anno, a qualsiasi giorno e ora.
«Nel 1982 mi recai in parrocchia a Musile, da don Valentino Benetton – ricorda Cadamuro –, che mi concesse da subito le ultime due stanze al primo piano dell’oratorio, consegnandomi le chiavi della struttura, che ancora ho in dotazione. In questi 40 anni le collaborazioni sono state proficue con tutti gli enti pubblici: il Comune, l’Ulss4 e i responsabili delle case circondariali. Quando qualcuno viene da noi -conclude- non ci interessa né chi è e né da dove viene: a noi interessa solo che abbia il desiderio di smettere dalle dipendenze».