Cultura ed Eventi

3200 gradi Kelvin – Arte e mito del bianco a Portogruaro

30 Settembre 2019

3200 gradi Kelvin. Arte e mito del bianco
a cura di Boris Brollo e Luigi Cartocci

Galleria Comunale d’Arte Contemporanea “ai Molini”
05 ottobre –17 novembre 2019
orari di apertura: dal lunedì al giovedì 10.00-13.00 / venerdì e sabato 15.30-18.30
domenica 10.00-13.00 e 15.30 – 18.30

 

Normalmente per definire la tonalità della luce, calda o fredda, e nel suo colore dominante più o meno bianca, ci si esprime in gradi Kelvin. Il bianco va dai 3.000 ai 5.000 gradi. Ecco spiegato il titolo.

Ma soprattutto Ruggero Bacone prima, poi Isaac Newton e Johann W. Goethe hanno esplorato il mondo dei colori stabilendo che si esprime in onde o bande di lunghezze diverse. Queste lunghezze d’onda determinano i colori. In soldoni la luce bianca contiene tutti i “sette” colori , mentre il Nero li assorbe tutti. Il numero di sette stabilito da Newton è un numero “filosofico” che si rifaceva al mondo di allora dei sette Pianeti, dei sette giorni della settimana, o delle sette note musicali. Quindi da questo grumo psico-filosofico primario nasce il mito del Bianco per gli uomini.

Si sa che gli animali hanno un altro spettro cromatico così come i daltonici ne hanno uno abbassato (John Dalton, scoprì per primo questa anomalia della vista umana, detta discromatopsia, di cui lui stesso era affetto). Il bianco quindi, come d’altronde il nero, ha sempre avuto significati profondi: si pensi al nero inferno così come al bianco della vergine. Ma al di là di questa avventura para psicologica della cromia usata a fini estetici, molti artisti, soprattutto contemporanei, hanno valutato il colore come materia scientifica: il bianco è bianco, e se è bianco ha un suo peso e in più, sul piano estetico, ha la capacità di trasformazione delle cose, degli oggetti. Si pensi allora al bianco delle “michette” milanesi, cioè dei panini usati da Piero Manzoni e incollati sui suoi quadri che diventano altro: bolle, ripieni, o volumi contrassegnati da variazioni di luce e ombre.

Non a caso lo stesso Manzoni come Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, avevano creato una rivista dal titolo Azimut che aveva a che fare con la luce del sole. Nella Carta del Sole, comunemente utilizzata per definire la posizione del sole al variare delle ore e del giorno durante tutto l’anno, si può utilizzare l’azimuth, l’azimuth bioclimatico, che ha quindi valori positivi all’alba e durante il mattino, e negativi la sera e al tramonto. Questi artisti sono tutti presenti in mostra. Così come Lucio Fontana, pure presente in mostra, ha inciso un foglio bianco con segni parabolici e buchi inferti alla carta da disegno a significare il passaggio da un piano all’altro dell’universo artistico. Questo ricorda la teoria dei Buchi Neri di Stephen Hawking che considerava l’universo come un tappeto e per passare da un piano all’altro lui ricorreva alla sua teoria dei buchi neri. Ma pure Vasco Bendini nella sua tela centra una esplosione “stellare” in bianco, mentre Riccardo Guarnieri sembra preferire leggere differenze cromatiche atte a misurare la luce nelle sue varianti di Sezione Aurea. Così Ennio Finzi e l’amico Franco Costalonga con le sue macchine. Uno degli Spazialisti più noti, anche se arrivato allo Spazialismo in tarda età, fu Virgilio Guidi, qui con due magnifiche opere dei suoi uomini luce che grazie al corpo del colore bianco segnano un universo uniforme, ma ancora percepibile.

Una mostra questa che non vuole dimostrare nulla di più di ciò che si vede, cioè un filo comune: il colore bianco che ha interessato ognuno di questi trentadue artisti a misurarsi con la sua materia fatta a volte di pura luce, a volte di colore della luce e comunque incantati forse da quell’inviarsi cieco dei poeti. Non si dimentichi che la luce dell’intuizione, dello spirito, e della mistica è sempre bianca ed accecante.

Testo critico di Boris Brollo