Cronaca

San Donà di Piave, il sindaco Teso alza la voce sul blackout televisivo e chiede entro 15 giorni risposte da RAI e Rai Way

27 Giugno 2026

Il Comune di San Donà di Piave passa dalle segnalazioni ai fatti e avvia un’azione formale per ottenere risposte sul problema, ormai cronico, della ricezione del segnale televisivo che interessa il territorio comunale e, più in generale, una vasta parte del Veneto Orientale. Il sindaco Alberto Teso ha infatti inviato un atto di significazione stragiudiziale a RAI, Rai Way, AGCOM, Corecom Veneto e Prefettura di Venezia, coinvolgendo per conoscenza anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Commissione parlamentare di vigilanza RAI, la Regione Veneto e i rappresentanti istituzionali del territorio.
Al centro della contestazione ci sono le frequenti interruzioni nella ricezione dei canali RAI e, in molti casi, anche di quelli Mediaset, un disservizio che da anni interessa numerose abitazioni e che, secondo l’Amministrazione comunale, non può più essere considerato un fenomeno occasionale.
“Non siamo davanti a una lamentela generica – afferma il sindaco Alberto Teso -. La stessa RAI ha già riconosciuto l’esistenza di criticità tecniche. In passato ci era stato assicurato che l’intervento nazionale del 28 agosto 2025 sul segnale RAI e sul Mux B in tecnologia T2 avrebbe potuto risolvere il problema, ma così non è stato. A distanza di tempo il segnale continua a sparire e i cittadini continuano a subire un disservizio inaccettabile”.
L’Amministrazione ricorda di essersi già attivata in passato, anche attraverso l’assessore Lucia Camata, che aveva seguito le interlocuzioni con RAI e Rai Way. Sulla vicenda si era mossa anche la Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale, che aveva segnalato il problema al Ministero competente, evidenziando come il disagio riguardasse un’area ben più estesa del solo Comune di San Donà.
Con il nuovo sollecito il Comune chiede, entro quindici giorni, una relazione tecnica dettagliata sulle cause del disservizio, l’indicazione degli impianti e delle frequenze interessate, chiarimenti sugli effetti dell’intervento eseguito nell’agosto dello scorso anno, un cronoprogramma dei lavori previsti e la nomina di un referente tecnico unico per i rapporti con l’Amministrazione.
Tra le richieste figura anche la valutazione di soluzioni alternative o integrative, come sistemi satellitari, decoder dedicati o altre piattaforme certificate, qualora non fosse possibile garantire in tempi brevi una ricezione stabile del segnale televisivo.
“Non inviterò certamente i cittadini a non pagare il canone – precisa Teso – perché un sindaco non può chiedere di violare la legge. Ma proprio perché il canone viene regolarmente pagato, i cittadini hanno diritto a ricevere il servizio. San Donà e il Veneto Orientale non possono essere trattati come territori marginali. Il servizio pubblico, se è pubblico, deve arrivare anche qui”.
L’iniziativa proseguirà anche sul piano istituzionale con la convocazione di una Commissione consiliare aperta dedicata esclusivamente al tema. All’incontro saranno invitati RAI, Rai Way, Ministero, AGCOM, Corecom Veneto, Regione, parlamentari e consiglieri regionali del territorio. Durante la seduta sarà mostrato pubblicamente, anche attraverso un televisore, ciò che molti cittadini sperimentano quotidianamente.
“Lo schermo nero non è una scenografia polemica – osserva il sindaco -. È la rappresentazione semplice e diretta del problema. I cittadini pagano, ma troppo spesso non vedono nulla”.
Qualora non arrivassero risposte soddisfacenti, il dossier sarà portato direttamente a Roma, coinvolgendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la Commissione parlamentare di vigilanza RAI. L’Amministrazione ritiene infatti che il problema non possa essere liquidato come una questione locale.
Parallelamente il Comune sta valutando una campagna pubblica denominata Canone versato con espressa riserva di contestazione, mettendo a disposizione dei cittadini un modello di comunicazione da inviare a RAI, Rai Way e AGCOM per contestare formalmente il disservizio pur continuando a versare regolarmente il canone. L’obiettivo è inoltre valutare eventuali azioni collettive a tutela della popolazione e richiedere, se necessario, misure compensative come contributi per decoder satellitari o altri sistemi di ricezione alternativi.
“Non chiediamo privilegi – conclude Teso -. Chiediamo semplicemente che i cittadini di San Donà e del Veneto Orientale possano usufruire del servizio per il quale sono chiamati a contribuire. Dopo anni di segnalazioni e promesse non risolutive servono risposte tecniche, tempi certi e responsabilità chiare. La questione non può più essere rinviata”.