Ceggia, Cittadinanza Onoraria al 57° Gruppo Intercettori Teleguidati
27 Settembre 2025Durante la Guerra Fredda, quando l’Italia era linea di confine tra Est e Ovest, anche un piccolo centro del Veneto orientale come Ceggia giocò un ruolo strategico di primo piano. Qui, a partire dal 1959, fu operativa una delle dodici basi dell’Aeronautica Militare, dotata di missili Nike Hercules con testata nucleare, armi concepite per difendere lo spazio aereo nazionale e l’Europa occidentale da un eventuale attacco sovietico. Un presidio silenzioso, ma cruciale, che per decenni vide di stanza il 57° Gruppo Intercettori Teleguidati, con la presenza congiunta di militari italiani e statunitensi, alcuni abilitati alla gestione di testate nucleari.
Questa mattina il Comune ha voluto rinnovare la memoria di quanti hanno contribuito alla protezione del Paese, all’interno della base ciliense. Il sindaco Mirko Marin ha infatti consegnato ad Alberto Mirabella, presidente nazionale dell’associazione Avieri Vigilanza A.M. “VAM per Sempre”, la pergamena con la cittadinanza onoraria che già nel 1987 l’allora sindaco Erminio Zottino e il consiglio comunale, all’unanimità, avevano conferito al 57° Gruppo Intercettori Teleguidati. Un riconoscimento che per quasi quarant’anni era rimasto custodito negli archivi comunali e che ora torna simbolicamente nelle mani di chi rappresenta quella comunità di militari.
«È un atto che ci emoziona – ha dichiarato Mirabella – perché restituisce visibilità al lavoro svolto in anni difficili. Il corpo VAM, nato nel 1958, fu impiegato nella sorveglianza armata delle installazioni più delicate dell’Aeronautica. A Ceggia eravamo di guardia a rampe missilistiche con ordini severissimi: a soli diciotto anni ci trovavamo a vigilare su armi con testate nucleari, con la responsabilità di garantire la sicurezza di tutti».

Il corpo VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) era infatti formato da sottufficiali e giovani avieri di leva, selezionati attraverso visite mediche e valutazioni attitudinali. La loro missione era garantire la sicurezza delle basi in un periodo in cui il pericolo di infiltrazioni e attacchi terroristici era concreto. «Dovevamo operare nel silenzio più assoluto – ha raccontato Mirabella –. Spesso neppure le nostre famiglie sapevano cosa difendevamo. Era un compito pesante, ma necessario, il nostro lavoro ha contribuito a mantenere la pace in anni di forte tensione internazionale».
Oltre al ruolo militare, i VAM si distinsero anche per l’impegno civile. Durante l’alluvione del 1966, che colpì duramente anche il territorio di Ceggia con l’esondazione del Piavon, gli avieri del 57° Gruppo non solo continuarono a garantire la sorveglianza armata della base, ma scesero in strada per aiutare la popolazione. Un impegno che contribuì a cementare il legame tra la comunità e i militari.
Il Tenente Colonnello Daniele Vignandel, intervenuto alla cerimonia, ha ricordato la dimensione del sistema difensivo: «La Prima Aerobrigata di Padova, da cui dipendeva Ceggia, era la più grande unità dell’Aeronautica, arrivando a contare quasi 9.000 uomini. I VAM venivano scelti con criteri severi. Era necessario un livello assoluto di affidabilità, perché si trattava di difendere siti con “armamenti speciali”». E ha aggiunto un monito. «Oggi c’è il rischio che la memoria si perda. Eppure, chiunque abbia visto un missile di quel tipo pronto al lancio sa quanto fosse reale il pericolo e quanto importante fosse mantenere la vigilanza. Il compito del militare, ieri come oggi, è soprattutto garantire la pace, non fare la guerra».

«Le strutture, purtroppo, sono andate in decadenza, ma resta il patrimonio immateriale. La cittadinanza onoraria riconosce che i VAM sono parte integrante della storia di Ceggia – ha sottolineato il sindaco Mirko Marin –. Allora furono giovani di leva a svolgere un servizio fondamentale, oggi tocca a noi amministratori ricordarlo e trasmetterlo alle nuove generazioni».
La pergamena del 1987, firmata dall’allora sindaco Zottino, ricordava proprio questi aspetti, la difesa della democrazia, l’impegno dei militari nella salvaguardia delle istituzioni e il sostegno alla collettività in momenti di emergenza. Un testo che definiva la condotta dei VAM «improntata alla correttezza, alla lealtà e alla professionalità più seria», tale da meritare di entrare a pieno titolo nella comunità cittadina.