Territorio

Portogruaro, urna romana compare in un casolare di campagna

6 Maggio 2025

Nel 2024 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, in strutturale collaborazione con varie Soprintendenze e musei, hanno recuperato 1.023 beni d’interesse culturale, per un valore complessivo stimato in euro 1.050.066.

L’analisi emerge dal report inviato alla stampa con l’analisi delle attività svolte nel corso dell’anno passato.

Tra le varie operazioni, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia hanno consegnato al Museo Nazionale Concordiese un’urna funeraria a cassetta, realizzata in calcare, risalente all’epoca romana. Il cimelio è stato ritrovato in un’area difficilmente accessibile, all’interno di un casolare della campagna concordiese. Le indagini, coordinate dalla Procura di Pordenone, hanno permesso di ricostruire la storia del bene, per la prima volta rinvenuto in un campo agricolo tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70 del secolo scorso. L’urna, oggetto pertanto del reato di rinvenimento fortuito non denunciato, è stata successivamente acquisita da altri soggetti responsabili quindi di ricettazione ed è rimasta abbandonata nel giardino del casolare sino alla sua regolare denuncia alla Soprintendenza di Padova da parte dei nuovi proprietari dell’immobile.

La Procura ha disposto il dissequestro dell’urna in favore dello Stato, assegnandola al Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro. La consegna rientra nelle molteplici attività svolte nel 2024 dai carabinieri del Nucleto Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, impegnati nel recupero di 1.023 beni poi affidati a strutture museali di tutta Italia.

Sul lato frontale l’urna ritrovata reca l’iscrizione dedicatoria incisa in caratteri capitali latini, parzialmente consunta e abrasa, mentre sul lato superiore è presente una cavità quadrangolare delimitata da un bordo leggermente rilevato. L’iscrizione risulta parzialmente leggibile. Si tratta di una dedica funeraria da parte di un individuo della famiglia degli Attii, Attius Lucullus, a tre suoi parenti maschi: il padre, Lucius, lo zio paterno, Caius, e il fratello, del quale non si riesce a vedere bene l’iniziale del praenomen. La famiglia degli Attii è ben documentata ad Altinum da numerose iscrizioni. A Iulia Concordia, invece, risulta segnalato solo il monumento sepolcrale di una ex schiava di nome Attia Corinthis. L’iscrizione è stata incisa tra la fine del I secolo a.C. e la metà del I secolo d.C.