Jesolo, Gleb Solomon, 15enne scappato dalla guerra in Ucraina, medaglia d’argento alla Karate 1 Youth League
12 Dicembre 2024Quando lo sport cambia il destino di un adolescente: da un territorio in guerra al sogno di vincere i Campionati Europei giovanili di karate.
La bella storia che vi scriviamo oggi è quella di Gleb Solomon. Un ragazzo Ucraino di 15 anni, che è scappato dalla guerra con sua madre, Oksana, già dai primi giorni del conflitto.
Originario della cittadina di Chernivtsi, vicino al confine con la Romania, dal 2022 vive a Rovello Porro, in provincia di Como, un paese poco fuori Milano.
Èd è proprio lì che il destino, perché chiamarlo caso è riduttivo, c’ha messo lo zampino.
In quella città abitava infatti, ancor prima della guerra, una sua parente. E propprio in Lombardia Gleb ha trovato la possibilità di continuare la sua grande passione e vocazione. Era già un praticante di karate, allievo del Maestro Chobotar Valera (atleta della nazionale ucraina), ed è stato proprio il suo maestro a introdurlo al Maestro Massimiliano Ferrarini con il quale si allena presso la scuola Manara di Milano.
Da allora Gleb si reca in palestra tutti i giorni. Racconta con orgoglio di esser arrivato a Milano il 10 marzo del 2022 e di aver fatto il primo allenamento quattro giorni dopo. E il suo impegno gli ha permesso di diventare un piccolo campione nella categoria cadetti kumite 63 kg.
I risultati sportivi sono eccezionali e Gleb ha conquistato pochi giorni fa la medaglia d’argento alla Karate 1 Youth League – Venice 2024, organizzata da Multisport Veneto, che si è svolta a Jesolo tra il 4 e l’8 dicembre.
Per lui si è trattato della seconda finale consecutiva in questo circuito di Coppa del Mondo giovanile e al suo collo era finito anche l’argento ai recenti campionati nazionali ucraini cadetti.
Gleb è felice di aver disputato la finale di questa Youth League, insieme al suo compagno d’allenamento, che ormai considera come un fratello. Si tratta di Francesco Ferrarini, promessa del Karate Italiano, che ha invece conquistato l’oro nella categoria cadetti +70 kg.
“Oggi frequento la scuola superiore, mi sono iscritti all’Alberghiero – racconta Gleb –. Cerco di tornare in Ucraina quando posso, per trovare mio papà che, come tutti gli uomini ucraini, non può lasciare il territorio, in quanto l’esercito può richiederne l’arruolamento anche con due soli giorni di preavviso. Ma il mio sogno è quello di non muoversi più e di restare in Italia: vorrei finire le superiori qui e migliorare giorno dopo giorno nel karate. Mi sto preparando per le imminenti gare in Slovacchia di qualificazione agli europei, come eventuale atleta della nazionale Ucraina. Il mio sogno è quello di vincere il campionato europeo, a febbraio in Polonia. Mi impegnerò al massimo”.
Quella di Gleb non è l’unica storia dove lo sport aiuta a uscire situazioni difficili di vita quotidiana.
Giusto un mese prima della Youth League, sempre a Jesolo, si erano disputati anche i mondiali giovanili e aveva fatto scalpore a livello internazionale l’emozione della palestinese Mariam Bsharat, che aveva conquistato il primo titolo iridato per il suo Paese trionfando nella categoria cadetti Kumite 61 kg. Le immagini di lei che indicava la bandiera nazionale cucita sul karategi bianco sono diventate virali tra i palestinesi e nel mondo arabo.
Perché il karate non è solo uno sport, è metafora della vita.
“Il karate è utile per promuovere atteggiamenti e stili di vita inclusivi – ha commentato la storia di Gleb il presidente del comitato organizzatore, Vladi Vardiero –. Le storie di Miriam e Gleb sono solo due, ma ci sarebbero molti altri ragazzi che meritano visibilità per l’impegno costante, l’abnegazione e gli sforzi disciplinati a cui si sottopongono per eccellere. Siamo grati anche a loro per l’esempio che danno, troviamo più energia nel loro impegno che non in molti altri aspetti della vita. A Miriam e Gleb auguro di coronare i loro sogni”.