Cronaca

Goletta Verde promuove il mare veneto

15 Luglio 2020

Degli undici punti monitorati sulla costa, solo uno risulta oltre i limiti di legge. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva in mare. È questa in sintesi una fotografia dai tratti positivi scattata lungo le coste del Veneto da un team di tecnici e volontari di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. Per la prima volta quest’anno la campagna ambientalista non segue il classico itinerario coast to coast a bordo dell’imbarcazione, che si prende una piccola pausa nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia.

 

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde:

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SoS Goletta. Il monitoraggio delle acque in Veneto è stato eseguito il 29 e 30 giugno scorsi da volontari e volontarie dell’associazione. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

In Veneto sono stati otto i punti campionati in provincia di Venezia. Sono risultati entro i limiti di legge i tre punti monitorati nel comune di Caorle: lo sbocco sulla laguna presso la foce del canale del Lovi (in località Spiaggia della Brussa), la bocca di Porto Falconera e la spiaggia nei pressi di piazza Marco Polo. Entro i limiti anche il punto sulla Laguna del Mort a Eraclea Mare, la foce del fiume Piave a Lido di Jesolo, la foce del fiume Brenta in località Isola Verde nel comune di Chioggia e lo sbocco della laguna in località Punta Sabbioni a Cavallino Treporti. Fortemente inquinato, invece, il punto analizzato sulla foce del fiume Sile, sempre a Cavallino Treporti.

“I dati emersi dai campionamenti dipingono una situazione positiva ma il dato puntuale della foce del Sile è il campanello d’allarme di possibile maladepurazione o di presenza di scarichi abusivi che compromettono la qualità delle nostre acque”, ha commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. “Negli ultimi dieci anni di campionamenti con Goletta Verde almeno un punto tra quelli rilevati ha sempre dimostrato delle criticità – ha continuato Lazzaro – un mare pulito deriva anche dall’attenzione verso lo stato ecologico dei corsi d’acqua a monte delle foci: Attenzione che chiediamo ai sindaci costieri di stimolare e condividere con i loro colleghi dei territori che insistono sulle aste dei fiumi”.

 

L’erosione costiera in Veneto

Le zone più colpite dal fenomeno erosivo in Veneto sono quelle di Jesolo, Caorle, Eraclea e Bibione, spiagge peraltro già “protette” da pennelli e fornite di sabbia con ripascimenti a più riprese. “Occorre riflettere su interventi per semplificare, e non complicare, il sistema naturale costiero, attraverso un monitoraggio frequente della morfologia costiera allo scopo di analizzare in dettaglio il trasporto litoraneo delle sabbie, con l’obiettivo di mantenere il più possibile una struttura di difesa naturale, rappresentata in primis dalla spiaggia emersa/sommersa e dalla sua capacità resiliente, evitando irrigidimenti della costa che non sono coerenti con la sua naturale dinamicità”, ha sottolineato Lazzaro.