Cultura ed Eventi

Il Veneto Orientale sulla Rai, domani in prima tv il film “My name is Ernest”

7 Giugno 2020

La notizia ha riempito d’orgoglio tutti coloro che, nel territorio della Livenza, hanno contribuito a far sì che questo progetto diventasse realtà. Domani, lunedì 8 giugno, alle 21.15, Rai 5 manderà in onda, in prima visione televisiva, il docufilm «My Name Is Ernest», a regia di Emilio Briguglio, biografia con «licenze poetiche» imperniata sulle «Stagioni Italiane» del grande romanziere statunitense Ernest Hemingway.

Teatro delle vicende di Hemingway e del film sono gli scorci più suggestivi del territorio tra Piave e Livenza. L’opera, prodotta dalla «Venice Film» è stata presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013 e vede tra gli interpreti principali anche l’apprezzata attrice goriziana Anita Kravos, già nota sul grande schermo per l’impegno nel pluripremiato «La Grande Bellezza» di Paolo Sorrentino. Dopo varie vicissitudini che ne hanno piagato la distribuzione per circa un quinquennio, due anni orsono la pellicola di “My name is Ernest” è giunta all’approdo nelle sale cinematografiche, ottenendo adesso anche il lustro della «prima serata» sulla televisione di stato. Ed è un motivo di vanto per la rassegna dedicata all’anguilla del fiume Livenza («Bisàt») e per gli enti che la patrocinano, con il Comune di Torre di Mosto che ha contribuito in parte alla copertura delle spese di produzione.

Ma com’è nato il film? Grazie ad un’intuizione del fotografo e archivista torresano Renzo Vedovo, supportata e amplificata dall’organizzatore della kermesse Luca Ortoncelli, si è giunti a ricostruire e collocare la presenza della prima fiamma amorosa del letterato americano in quel di Torre di Mosto nei mesi immediatamente successivi alla conclusione della Grande Guerra, in particolare presso l’edificio municipale, che all’epoca venne convertito a sede della Croce Rossa Americana, portando così il regista Briguglio a volervi ambientare un intero segmento narrativo del lungometraggio. Briguglio ha quindi approfondito la conoscenza dei territori e della tradizione gastronomica e ittica del Basso Livenza proprio per realizzare il film, in cui effettua una ricostruzione su set delle vicende storiche e sentimentali che hanno visto coinvolti un giovane Ernest Hemingway e Agnes Von Kurowsky, entrambi volontari della Croce Rossa di stanza sul fronte italiano nel 1918, e del ritorno in Veneto, tre decadi più tardi, dello stesso Hemingway, oramai letterato di clara fama, che, a San Gaetano di Caorle, si dedicò ad alcune delle sue più grandi passioni: la caccia e la pesca. Tali differenti soggiorni furono fonte d’ispirazione determinante per la stesura di capolavori quali «Addio alle armi» e «Di là dal fiume e tra gli alberi».

Si ipotizza, inoltre, sulla base dei carteggi epistolari intrattenuti da Hemingway e Agnes Von Kurowsky (in particolare da uno scritto rinvenuto sui diari intimi di quest’ultima), e dei documenti fotografici raccolti sempre da Renzo Vedovo, che l’ancor sconosciuto romanziere, una volta congedato in seguito al ferimento che permise l’incontro dei due giovani presso l’ospedale americano di Milano, prima di essere rimpatriato abbia raggiunto nottetempo l’amata, nel mentre trasferita proprio a Torre di Mosto, venendo ospitato nell’albergo del centro storico oggi conosciuto con come trattoria «Da Isetta» e allora condotto dallo chef torresano Gigio Spadotto. Qui Hemingway sarebbe venuto in contatto per la prima volta con il tipico piatto locale del «Bisàt in umido coi àmoi», divenuto poi un suo pallino culinario nel corso della successiva permanenza alla fine degli anni ’40.

La messa in onda del film rappresenta l’idea preludio all’avvio della nuova edizione della rassegna gastronomica dedicata al Bisàt, che prenderà il via venerdì 26 giugno, alle 20, presso la trattoria La Gassa a Sant’Alò di San Stino.

 

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