Politica

I sindaci del Veneto Orientale incontrano le categorie produttive

28 Maggio 2020

Si è tenuta la Conferenza dei sindaci del Veneto Orientale, riunita in videoconferenza. All’ordine del giorno le misure per la ripresa economico-sociale rivolte a cittadini e imprese e l’installazione di impianti 5G, soprattutto per quanto riguarda gli eventuali rischi per la salute. Alla conferenza sono stati invitate le parti economiche e sociali del Tavolo di Concertazione dell’Intesa Programmatica d’Arean (IPA) Venezia Orientale, Veneto Lavoro e l’Ulss 4. L’obiettivo di questa conferenza “allargata” è stato ricevere indicazioni in merito a possibili azioni che i Comuni potrebbero attivare per sostenere il rilancio delle attività economiche e, in particolare, per ciò che riguarda il lavoro.

A presentare lo scenario dell’occupazione nella nostra Regione, con particolare riferimento alla Venezia Orientale, è intervenuto il direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone.
In questi ultimi mesi (da fine febbraio a oggi) si sono registrati, tra mancate assunzioni ed effettiva diminuzione dei posti di lavoro, una perdita di oltre 60-65 mila posizioni di lavoro dipendente a livello regionale e sono coinvolte tutte le tipologie contrattuali dipendenti (-7.800 per i contratti a tempo indeterminato, -5.500 per l’apprendistato, -49.400 per i contratti a termine, rispetto allo stesso periodo 2019).
«Pur a fronte di un primo timido recupero nei settori delle costruzioni e del tessile/abbigliamento in concomitanza con il progressivo allentamento delle misure di lockdown imposte dal Governo – commenta Barone -, si evidenzia la forte criticità collegata all’imminente scadenza a giugno di ben 120.000 contratti a tempo determinato, difficilmente consolidabili se non interverrà un provvedimento governativo che semplifichi i procedimenti».

Per quanto riguarda invece l’area della Città metropolitana di Venezia, bisogna registrare una perdita di 26 mila posti di lavoro dipendente e un calo delle assunzioni del 79%. Venezia è la provincia che più delle altre ha subito gli effetti della crisi.

«La ragione è spiegata considerando la rilevanza del settore turistico, fortemente caratterizzato dalla stagionalità e dalla domanda di lavoro a termine e che non mostra i segnali di inversione di tendenza che pure si osservano per altri settori, come le costruzioni», ha spiegato il direttore di Veneto Lavoro. A maggio abbiamo assistito infatti a una ripresa delle assunzioni nelle costruzioni (+18%) e nel tessile-abbigliamento (+8,5%), mentre l’agricoltura e i servizi informatici si confermano i settori meno colpiti. Ultimo dato importante riguarda i circa 130.000 lavoratori in cassa integrazione in deroga in Veneto.

In conclusione di seduta è stato trattato il tema dell’installazione di impianti 5G, ovvero il nuovo standard tecnologico di trasmissione della telefonia mobile, soprattutto per quanto riguarda l’analisi di eventuali rischi per la salute dell’uomo. Sul tema è intervenuto il dott. Lorenzo Bulegato dell’Ulssl 4, evidenziando come non ci siano dati sugli effetti dei campi elettromagnetici ma che nel nostro Paese si sia adottato un principio di massima precauzione. La Conferenza dei Sindaci ha proposto l’istituzione di un tavolo che coinvolga ARPAV, al fine di poter approfondire l’argomento da un punto di vista tecnico-amministrativo.

 

Gli interventi della seduta:

Andrea Cereser (Sindaco di San Donà di Piave): «Dobbiamo capire le esigenze delle imprese. Esigenze che devono tener conto dei limiti cui sono soggetti gli enti locali ed è quindi necessario conoscere quali siano le priorità delle imprese, come ad esempio la riduzione di Tarip, Cosap, pubblicità, ecc., per predisporre le corrispondenti variazioni di bilancio».

Valeria Cittadin (CISL): «Aiutare l’impresa significa aiutare il lavoro. Ma non servono solo aiuti, servono anche progettualità a lungo termine e politiche attive: certamente i lavoratori in una prima fase hanno bisogno di sostegno, ma serve appunto una progettualità».

Pasqualino Codognotto (Sindaco di San Michele al Tagliamento): «I Sindaci, confrontandosi, hanno cercato di adottare delle misure. Tuttavia rilevo che il Decreto Rilancio non pone date certe e ci troviamo in una situazione di grande incertezza e soprattutto di grandi difficoltà sociali. Nel mio Comune ben 8.000 persone sono senza lavoro e molte di queste non hanno ancora ricevuto aiuti. Per affrontare quello che succederà in autunno, pubblico e privato dovranno collaborare strettamente uno a fianco all’altro».

Marco Dall’Acqua (Apindustria): «Le imprese non hanno bisogno di contributi comunali. Il settore dell’edilizia per esempio, è un settore capace di generare un effetto moltiplicatore importante. Dobbiamo cogliere l’occasione che ci viene offerta dai bonus».

Franco Menazza (AgriVenezia): «L’agricoltura è stata uno dei codici Ateco che ha potuto lavorare durante questo periodo complesso, ma allo stesso tempo si è lavorato non sapendo sempre per quale cliente. Il mercato estero è infatti bloccato e si sono registrati molti resi: le cisterne di vino sono piene e la nuova vendemmia partirà nuovamente ad agosto. Molta manodopera ha abbandonato il nostro Paese con danni per il raccolto. Le attività connesse, come gli agriturismi e le fattorie didattiche, sono entrate in crisi: ora potranno riprendere ma è necessario che per questi servizi, visti gli spazi di cui godono, si adottino standard diversi».

Loris Pancino (CNA): «Pubblico e privato possono lavorare insieme, senza contrapposizioni. Stiamo uscendo da una fase difficile però ci saranno comunque ripercussioni sul litorale e nell’entroterra.  Serve un’analisi sul medio-lungo periodo per decidere su cosa puntare. Alcuni temi: agire sulla fiscalità locale (anche dei piccoli segnali per alcune imprese possono rivelarsi utili), sui Lavori pubblici il cui effetto può dimostrarsi anticiclico, la semplificazione anche a livello di regolamenti comunali, la liquidità e le infrastrutture digitali. Gli strumenti ci sono già sul territorio: Conferenza, IPA e VeGAL».

Umberto Pizzinato (Confartigianato): «In questi ultimi due mesi le associazioni hanno lavorato molto, per approfondire i tanti decreti ed ordinanze che hanno messo in crisi le aziende. La situazione è molto pesante. soprattutto per alcune categorie come ristoratori, servizi alla persona, ecc., con problemi immediati di liquidità. Noi abbiamo dovuto fare un grande lavoro di interpretazione del groviglio di norme nazionali e regionali. Ora ci auspichiamo che i Comuni adottino provvedimenti omogenei, al di là di alcune diversità come per la costa. Importante far sentire che i Comuni sono vicini alle aziende».

Maria Teresa Senatore (Sindaca di Portogruaro): «I Comuni hanno a disposizione poche risorse per intervenire. Allo stesso tempo però servono azioni forti e capaci di impattare. Si deve proporre un’azione al Governo per le vere esigenze. Fino ad adesso i Comuni sono stati lasciati fuori dal dibattito e coinvolti solo in alcune azioni specifiche. Per i Comuni, di fatto, la fase 2 non è ancora partita. Fino a luglio saremo ancora in una fase di emergenza con personale in telelavoro. Allo stesso tempo però dobbiamo essere presenti poiché per il cittadino siamo un riferimento importante. Dobbiamo chiedere l’intervento del Governo su azioni fattibili e di non proporre soluzioni non realizzabili. Per quanto riguarda imprese e lavoro, dobbiamo individuare delle azioni che puntino ad aiutare quelle più piccole e forse più in difficoltà».

Silvia Susanna (Presidente della Conferenza dei Sindaci e Sindaco di Musile di Piave): «Non riescono ad accedere ai fondi e quindi hanno difficoltà a pagare i fornitori, innescando così un circolo vizioso che si ripercuote a tutti i livelli. Il direttore di Veneto Lavoro, il dott. Barone, ha presentato un quadro che, pur con qualche segnale di ripresa, è preoccupante. Molte difficoltà le incontreremo però ad inizio 2021. Servono inoltre progettualità per un welfare aziendale che diano risposte a bisogni nuovi. Soprattutto per quanto riguarda i giovani e le difficoltà di accedere alla formazione, dalle scuole primarie alle Università. Devono essere migliorate le infrastrutture delle connessioni internet e rese disponibili dotazioni informatiche idonee. Se il cittadino ha meno socialità, meno salute e meno formazione, stiamo imboccando una strada sbagliata. Da questo tavolo di confronto dobbiamo ripartire».

Mario Viotto (Confindustria): «Ci sarà un calo importante per il settore metalmeccanico, automotive e siderurgico, anche se per le aziende con export il problema potrebbe essere minore. Alcuni dipendenti in cassa integrazione non hanno ancora ricevuto lo stipendio di marzo 2020. Siamo preoccupati per il mancato coinvolgimento di Confindustria da parte del Governo, come segnale di scarsa importanza assegnata al sistema industriale. Le imprese industriali non hanno bisogno di contributi a fondo perduto, ma piuttosto di poter ridistribuire le tasse nel tempo».

Nicola Zanon (Apindustria): «Condivido la preoccupazione per l’imminente scadenza di un’importante quantità di contratti a tempo determinato. Qualche segnale positivo comincia a manifestarsi, ma il contesto resta molto critico, anche a causa dello spostamento dei termini di alcune commesse».